Di solito non me ne perdo nemmeno uno. Come se avessi un sesto senso - che sia voltato dalla parte opposta o che sia sdraiato ad occhi chiusi - mi accorgo sempre se qualcuno inizia la discesa che lo porta alla spiaggia. Allora metto gli occhiali da sole per nascondere la direzione del mio sguardo e, fingendo disinteresse, non mi perdo un passo, accompagno con gli occhi la figura che avanza, tento di capirne le fattezze, l'età, costruisco con maggior dettaglio i contorni della persona che si avvicina. Con la speranza che sia qualcuno di carino, che susciti il mio interesse e che mi stuzzichi la fantasia.
Il più delle volte rimango deluso. Si tratta del solito omone che dedica il pomeriggio a scrutare le nudità di qualcun altro, della solita checca con la fissa dell'abbronzatura, qualche rara volta di un tipo ics che passa per un pelo dal setaccio psicologico che mi impongo per decretare se un ragazzo è più o meno scopabile. Un setaccio le cui maglie si allargano e si restringono in base alla voglia di sesso, alla voglia di seguirlo sotto il sole cocente.
Ma con Andrea le cose sono andate diversamente. Non mi sono accorto di nulla; è sceso dal sentiero, ha srotolato il materassino sui sassi, si è spogliato e disteso a prendere il sole. Mentre mi concentravo sulle parole crociate o mi perdevo nel seguire le evoluzioni di un surfista, chissà. Non ho avuto il tempo di immaginare, di prepararmi e di adattare il nuovo bagnante alle mie fantasie. Me lo sono trovato vicino.
Aveva il viso rivolto dalla parte opposta, appoggiato sul braccio che teneva conserto con l'altro. La nuca piccola con i capelli rasati, la pelle delle spalle abbronzata e levigata. Il culo bianchissimo, alto e rotondo e liscio. Le Adidas bianche appaiate con ordine vicino allo zaino su cui erano stesi i pantaloncini, la T-shirt e gli slip. Bianchi come le scarpe.
Io mi sono ricomposto, mi sono messo seduto, ho acceso una sigaretta. Non gli ho staccato gli occhi di dosso, aspettando di vedere il suo viso.




