domenica, 18 marzo 2007
Federico Zappini mi chiede espressamente di dichiarare al mondo che NON è il mio ragazzo, che NON è gay. Credo si sia accorto che ultimamente le ragazze lasciano scivolare il loro sguardo sulle sue natiche pensando alla mia gioia... A Fede piace la figa, con lui non ci ho mai scopato, ma vi posso dire che ha un neo sulla chiappa destra.
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sabato, 24 febbraio 2007



Cosa pretendi da un Paese
che ha la forma di una scarpa?


- SKIANTOS- da "Saluti da Cortina"                                                     



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venerdì, 23 febbraio 2007
  • Una lettera da Claudio Giorno, tra i fondatori del movimento No Tav della Val di Susa, a proposito dei dodici punti «non negoziabili» proposti da Prodi ai partiti dell'Unione: uno di questi punti prevede a costruzione della linea Torino-Lione.

    Ho molta poca voglia di dormire, stanotte. Forse chi ha inventato (o importato in politica) l'espressione "al peggio non c'è mai fine" aveva avuto un incubo: s'era sognato - non so quanti anni fa - il possibile esito della crisi di governo del lontano febbraio 2007!
    Dunque Giordano, Diliberto & Pecoraro ci hanno venduto... Diranno (lo stanno già dicendo) che l'han fatto per non riconsegnare il paese alla destra! (Forse perché - novelle Veroniche - si sono convinti che il problema di questo paese sia Berlusconi e non la sua politica). Come dire che tagliare le pensioni è buono se lo fa Damiano e cattivo se lo fa Maroni! Che gli "effetti collaterali" della prossima guerra in Afghanistan saranno meglio sopportati se sarà il buon Parisi - del tutto involontariamente - a causarli. Che il mesotelioma alla pleura cesserà d'essere incurabile se la Valutazione d'impatto ambientale la svolge Di Pietro e l'appalto lo prende la Cmc... Che il raddoppio della base militare di Vicenza è accettabile, basta che sia derubricato a pratica urbanistica dal Dottorbalanzone! Che una portaerei possa essere uno strumento di pace purché al timone - tra una regata e l'altra - ci sia un d'Alema coi baffi... Che il massiccio trasferimento di denaro dalle nostre tasche a quelle di banchieri, palazzinari, bancarottieri, guerrafondai sia inaccettabile da Tremonti, ma virtuoso se operato da Padoaschioppa.
    Il segretario del Prc, nella puntata speciale di Ballarò di ieri, organizzata per bruciare sul rogo i senatori "disubbidienti", è arrivato all'apologìa del discorso di D'Alema! Una senatrice del Pdci, con il conduttore Floris nel ruolo del Grande Inquisitore, ha tentato (mal... destramente) di purgare il collega Rossi! Senza neanche accennare a un qualche confronto con i propri quadri, i tre partiti della sinistra radicale si sono affrettati a sottoscrivere i 12 punti non negoziabili che il vecchio tenutario dell'Iri ha rapidamente compilato (quasi li avesse già pronti! Quasi che l'imboscata attribuita a due persone colpevoli solo di coerenza fosse stata ordita apposta per mettere nell'angolo chiunque ardisse disturbare i manovratori)...
Io sono tra quelli che ha votato per quei partiti; ho tanti cari amici che vi militano. Alcuni di loro li ho sentiti oggi sofferenti non tanto per la prematura caduta del governo, ma per i compromessi sempre meno sopportabili che in questi nove mesi scarsi era stato necessario fare per... non riconsegnare il paese alle destre... (sottoscrivere una politica di destra per impedire alla destra di governare! Entusiasmante!)...
    Domani qualcuno di loro si vergognerà come un ladro, qualcun altro farà buon viso a pessima sorte, qualcun altro ancora proverà a spiegarci che "non negoziabile" non vuol dire che non si discute: la dialettica politica, l'interpretazione delle norme, la procedura amministrativa offrono molti spazi di manovra: ci sono i margini per un compromesso che consenta "soluzioni condivise": Qualche metro quadro in meno per i Bush boys al Dal Molin, una bella teleconferenza di pace in "differita" con il bombardamento per la riconquista di Kabul, un percorso sotto la Dora Riparia per l'alta velocità Torino-Lyon...
    Ma se dovessero re-inciampare non più su questi temi... superati, se imbarcare Follini facesse girare i coglioni a Mastella, se riconquistare Di Greogorio dovesse far annaccquare ulteriormente i Dico (provocando una crisi isterica alla Bonino), se qualche senatoreavita dovesse morire... Se si dovesse - prima o poi - comunque tornare a votare, a chi li chiederanno i voti Giordano, Diliberto & Pecoraro? Ma almeno per un attimo, tra un'espulsione dei disobbedienti e l'incasso di qualche autosospensione, a qualcuno di loro è venuto in mente di sentire l'opinione di chi li ha votati? O hanno consultato solo chi ci hanno fatto eleggere? (Chiedendo la loro opinione sulla opportunità di sciogliere le Camere primad i aver maturato la loro pensione... prebaby?).
    Domani (anzi, oggi più tardi, vista l'ora) andrò al Presidio di Borgone ad ammainare le bandiere di partito; e se qualcuno - legittimamente - le dovesse rimettere al vento credo che faremo una di quelle belle discussioni che ci hanno permesso in questi ultimi due incredibili anni di definirli un luogo di democrazia partecipata (quella che pare non piaccia molto al Presidente della Repubblica...). Ma ho la netta sensazione che non accadrà. E credo che la prossima volta che saremo messi in condizione di dover difendere la nostra terra e il nostro futuro saremo forse un po' più soli, ma almeno non saremo male accompagnati.
    Sarà presto di nuovo dura...

    Claudio Giorno
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martedì, 30 gennaio 2007

Mentre l’ArciGay staccava dal muro la mostra che in questi giorni testimoniava la tragedia dell’”Omocausto”, due giovani vestiti di nero attraversavano il parco di Piazza Venezia diretti a colpire due ragazzi, “finocchi di merda”. A volte le parole fanno più male dei pugni, si assestano sullo stomaco e vibrano nella testa. Basta poco per essere di nuovo ridotti nel lager della discriminazione, un luogo che ogni gay ritrova nella memoria ancestrale, un ricordo nascosto che affiora nitido quando l’offesa colpisce il bersaglio. E a volte i simboli prendono la forma di una mano che ti rovescia la faccia: una svastica sul muro di una scuola che pochi giorni prima celebrava il ricordo della Shoah è sufficiente per sporcare il racconto del sacrificio di milioni di uomini e di donne
Lo sapevano che domenica si è celebrata la giornata della Memoria, che si ricordava l’atrocità della storia umana, la brutalità che ha srotolato chilometri di filo spinato attorno alla libertà e alla dignità di ebrei, di sinti e rom, di omosessuali e dissidenti politici. Coloro che due notti fa hanno picchiato e insultato due gay, quelli che a Rovereto hanno vergato una svastica sui muri della città, non hanno letto Primo Levi e Anna Frank, non conoscono approfonditamente la crudeltà della Storia e la “banalità del male”, ma i giornali li leggono, i titoli di più. Non sono organizzazioni fasciste quelle che aggrediscono e offendono, sono una cultura nuova che mette le radici nell’approssimazione di una storia nera. Sono solo il prodotto della contemporaneità: vuoti a perdere, gonfi solo delle parole che sentono qua e là, mossi delle dichiarazioni blasfeme che arrivano dallo scranno più a destra di un Consiglio Comunale o dal banchetto che raccoglie firme contro “negri” e “froci”.
Questi ragazzi normali traducono con freddezza il gelo delle idee che spesso trovano spazio nei titoli dei giornali che così illuminano il profilo lugubre dell’odio e del disprezzo; sono i figli del mancato coraggio di un sindaco che non ha abbracciato il presidente dell’ArciGay trentino quando il consigliere Giuliana lo ha definito “sporcaccione pederasta”: quel giorno avrebbe dovuto dire “io sono gay”, senza la pretesa dell’incisività del famoso “Ich bin ein Berliner”, ma con il desiderio di partecipare la sofferenza di una comunità, con l’orgoglio di riconoscere a tutti la piena cittadinanza, la totale uguaglianza, con l’intento di isolare e condannare la sporcizia delle affermazioni del consigliere di Alleanza Nazionale - Fiamma Tricolore.
Gli autori di queste azioni sono, in fondo, le braccia ignoranti di un pensiero cattivo, di una sottile ma intensa pioggia di revisionismi, di teorie crudeli che si mescolano alla vita democratica attraverso la categoria della “libertà di espressione”.
Non sarà una legge che non ci farà più sentire le oscenità di chi nega l’Olocausto, e non saranno i Pacs ad impedire che il disprezzo colpisca ancora gay e lesbiche e transessuali. Occorre esercitare ogni giorno l’antifascismo, tappando la bocca con gli argomenti della libertà a quelli che, anche con tecniche democratiche, seminano pensieri nefasti: difendendoci non solo dalle azioni eclatanti e dalle sparate più grosse, ma respingendo qualsiasi scomunica che discrimini, qualsiasi anatema che condanni la diversità, ogni parola di odio, ogni accenno di disprezzo.

Donatello Baldo
csa Bruno - Trento
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lunedì, 29 gennaio 2007
Volete sapere qual'è il guaio di questo governo? Sembra la pecora "Dolly", è nato vecchio.

Giorgio Cremaschi sul Corriere di ieri
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domenica, 28 gennaio 2007
Qui sotto la mia risposta ad un post pubblicato sul blog di Davide Martini.



    Almeno tra noi non raccontiamocela. Non utilizziamo gli esempi del malato terminale che non può vedere il compagno o dell’eredità che non viene riconosciuta all’amore di una vita per sostenere la battaglia per i Pacs. Attenti che se le argomentazioni sono queste hanno gioco facile coloro che chiedono un adattamento del codice civile, che propongono la via notarile.
Diciamoci invece che la battaglia per il Pacs è una richiesta di riconoscimento politico, di lotta contro una discriminazione, e allora approfondiamo l’approccio ideologico che si sta costruendo attorno alla redazione del testo legislativo: vale la pena accettare un compromesso su una questione di principio? Vale la pena accontentarsi di un contenitore normativo che comunque relega il rapporto omosessuale ad una affettività di serie B?
    Io non sono più convinto che la mia battaglia per il Pacs sia giusta. Ho iniziato sostenendo gli ordini del giorno nei Consigli Comunali, proponendoli come “atti simbolici” utili per fare pressione sul Legislatore, brindando per l’istituzione di registri anagrafici che rimanevano vuoti. Ora mi accorgo che in Parlamento si riduce una questione di principio ad un recinto ideologico. Continuiamo a chiamarlo Pacs, ma in Italia non sarà nemmeno somigliante a quello francese, lontanissimo dal modello spagnolo. Sarà la definizione legislativa dei diritti che ti sono negati, piuttosto che dei diritti che ti vengono riconosciuti: ti diranno che puoi, dopo tanti anni, certificare che si vive insieme, dopo altri che la tua pensione sarà reversibile e anche, forse, l’affitto di casa (privata, perché per la pubblica dovranno scrivere tonnellate di giurisprudenza le Sezioni Unite della Cassazione); la genesi di questa “regalia” avrà scritto col sangue che poi e poi mai i gay potranno avere figli, adottarli. Sarà scritto sulle "Tavole della legge" italiana che il matrimonio è quello consacrato, anche se civilmente, tra uomo e donna come Dio li creò, il simil-Pacs sarà una sottocategoria del matrimonio.
    Per questo forse non ci sto più, e vorrei che non permettessimo di legiferare ad un Parlamento che srotola ancora filo spinato, che vuole certificarci come i medici all’inizio del secolo. Vorrei che nessuno mettesse mano alla mia libertà, costringendola in una norma claustrofobia. Questo volevo dire, che un principio non si baratta, che non si media, che non si compromette. Che se l’amore che io provo verso il mio compagno è uguale a quello che prova un mio amico per la sua ragazza, io devo avere la sua stessa e identica possibilità di esprimerlo e di vederlo riconosciuto, altrimenti il mio è discriminato. È semplice, come tutti i principi.
    Non vorrei che il Pacs, ridotto e sciupato e svuotato, diventasse una pietra che schiaccia i nostri desideri.

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sabato, 27 gennaio 2007
Ho trovato questa frase in un libretto che ho letto in questi pomeriggi: "Ebreo, israeliano, sionista: concetti da precisare" di Abraham B. Yehoshua, edizioni e/o.


 [...] Bisogna opporsi al tentativo dei religiosi di definire i laici come "religiosi potenziali" o come "religiosi nel segreto del loro cuore". E' una tattica astuta , dietro la quale sta il tentativo di derubare l'uomo della sua libertà, non solo esteriore ma anche interiore. [...] Chi, attraverso questa "tecnica", vuole affermare che non ci sono [...] laici o atei ma solo diversi livelli di religiosità, deve sapere che in fondo non esiste l'uomo religioso ma solo livelli determinati, più o meno intensi, di laicità, e che i religiosi nel segreto del loro cuore non credono, ma fingono di essere credenti per per paura di esprimere esplicitamente ciò che sanno bene: che Dio non esiste. Tutti gli argomenti di questo tipo, piuttosto che mettere in evidenza la debolezza dell'interrogato, scoprono la debolezza della posizione dell'interrogante.
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