lunedì, 27 agosto 2007
Pedro ha le sopracciglia grosse e nere che incorniciano due occhi intensi. La pupilla si confonde con l'oscuro dell'iride che sbatte violentemente sul bianco nitido della cornea. Al naso un orecchino tra le narici che si appoggia sul labbro superiore. La bocca lascia scorgere l'imperfezione dei denti e il colore rosa della lingua che spesso bagna velocemente le labbra. Ha le braccia coperte di una peluria ispida, le mani sporche, le unghie rigate di nero.
Mi racconta di aver attraversato le Alpi, da solo. Come Annibale. Mi dice di avere una figlia, una bambina di pochi anni. Lui ne ha venticinque. Si siede sulla sedia vicino alla mia scrivania mentre ascolto la Callas. Mi chiede se è bella, dico di sì.
Mi spiega che sta raccogliendo mele, che dorme in strada e che il cucciolo l'ha trovato su di un cassonetto dell'immondizia.
Quando mi chiede se può dormire da noi si porta le mani dietro la testa per raccogliere i grossi dred che gli cadono sul volto. Il movimento delle braccia alza la maglietta sgualcita e scopre il ventre piatto, la spruzzata di peli che dall'ombelico si insinua sotto la vita bassa dei suoi pantaloni e il tatuaggio di una lucertola di cui posso vedere solo il corpo verdognolo e la coda arricciata. La testa sta sotto, nascosta, coperta.
Gli rispondo subito che sì, può dormire qui. Credo sia un ragazzo da scoprire!
domenica, 19 agosto 2007
Non lo vedo bene. Mi avvicino allo schermo del pc per distinguere i suoi tratti, per cercare in quelle immagini in bianco e nero gli indizi che una foto può comunicare sulla personalità del soggetto che ritrae. Me2, il sito della chat, blocca la possibilità di ingrandire la foto - ho superato il numero di profili visitati! Non lo vedo bene.
La foto è composta da due immagini che ritraggono un ragazzo che fuma. Anzi, che sta per accendersi una sigaretta, o una canna, chissà. Sono quasi del tutto uguali le due foto, non fosse che per l'inquadratura: la seconda immagine sembra scattata da un obiettivo che si è leggermente spostato a sinistra indietreggiando, lasciando scorgere la parte di viso che l'altra immagine nasconde. Vedo meglio l'ultima parte della mandibola, la spalla destra, il collo, l'avambraccio. Forse preferisco questa foto, più chiara, più completa; anche se nell'altra vedo le mani, unite nel tentativo di riparare dal vento la fiamma di un accendino, o di un fiammifero. La mani le guardo spesso in un ragazzo, senza poi trarre conclusioni fisiognomiche ma immaginandomele nel loro agire, pensando a ciò che hanno toccato. Le immagino come un corpo altro da chi le possiede, come antiche testimoni di una persona che conoscono bene, come parte di un tutto che io non partecipo ma che loro invece condividono.
Il nick che usa è Jurkat. Chissà cosa significa per lui. A me ricorda un'orsa, l'orsa Jurka, madre di JJ1, il suo piccolo che girovagando per le alpi ha superato il confine italiano e una volta in Germania è stato ammazzato dalle doppiette del governo bavarese. Jurka è stata da poco catturata. Sbranava troppe pecore, era troppo selvaggia e non si comportava bene! Che triste assistere alla riedizione del mito del "buon selvaggio", che triste far credere alla natura di essere naturale per poi narcotizzarla e farla risvegliare in una gabbia, chiedendole di sorridere ai flash e di afferrare con la bocca i tozzi di pane che i bambini lanciano oltre la rete.
Ma chi sarà questo Jurkat?! E' di Bologna, questo lo so, c'è scritto sopra la foto. Poi c'è scritto che ha 29 anni, che è alto un metro e settantacinque e pesa sessantaquattro chili. Fisico magro: così dice. Però non so se è biondo, moro, di che colore ha gli occhi. Nella foto non vedo i colori! Non so cosa vuole, chi gli piace, se è fidanzato, se cerca un compagno o un'avventura.
So che si chiama Sergio, però. Il suo nome firma un breve messaggio: "Stupendo il tuo blog, perchè non ci scrivi più?"
giovedì, 01 febbraio 2007
Mina canta "Come hai fatto" di Modugno. Ascolta.
E guardala mentre l'orchestra accompagna la sua voce, senza il desiderio di oltrepassare il fumè dei suoi occhiali, senza voler scoprire un'increspatura sul suo viso levigato. Accetta la distanza che mette tra noi e lei, giustifica l'imperscrutabilità e apprezza l'intimità di un momento raccolto e lontano che ti raggiunge per qualche minuto che fa vibrare.
martedì, 30 gennaio 2007
Dedico questi baci a chi non li sopporta e a quelli che li riducono ad un "amore debole". Ma li regalo soprattutto a chi è capace di sciogliere nella normalità tutte le sfumature dei mille modi di amare.
sabato, 13 gennaio 2007
Nello studio di Gabriele, di solito il sabato o la domenica, trascorro un'ora seduto sul divano. Io faccio domande e lui sapientemente risponde. Si parla di psicoanalisi e di Freud, di casi clinici e psicopatologie. Le sedute sono gratis.
guarda il documento video
Nella vita c'è molto simbolismo [...]. Chi ha occhi per vedere e orecchi per intendere si convince che ai mortali non è possibile celare alcun segreto. Chi tace con le labbra chiacchiera con la punta delle dita, si tradisce attraverso tutti i pori.
Sigmund Freud, Casi Clinici, Bollati Boringhieri 1991
venerdì, 12 gennaio 2007
Ho appena finito di leggere Goodbye Mr Socialism, l'ultimo libro-intervista di Toni Negri. A lui, al movimento moltitudinario e al Centro sociale "Bruno", dedico questa canzone di Franco Battiato (che già nel 1982 parlava di moltitudine e esodo...).
Ascolta il brano
L'esodo
Gloria in excelsis deo
Gott mit Uns
Ein Zwei Drei
prima che la terza Rivoluzione Industriale
provochi l'ultima grande esplosione nucleare
prepariamoci per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi giovani del futuro.
Fine dell'imperialismo degli invasori russi
e del colonialismo inglese e americano
prepariamoci per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi.
Nelle vie calde la temperatura s'alzerà
moltitudine, moltitudine
non si erano mai viste
code tanto grandi, tanto lunghe
tanto grandi, tanto lunghe.
Moltitudine, moltitudine
mamma mia che festa.
Gloria in excelsis deo
Gott mit Uns
Ein Zwei Drei
arriveranno da tutte le parti
dalle città, dalle campagne
dal nord (sud) dal sud (da ponente, da levante) per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi.
Nelle vie calde la temperatura si alzerà
moltitudine, moltitudine
non si erano mai viste
code tanto grandi, tanto lunghe
tanto grandi, tanto lunghe.
Moltitudine, moltitudine
mamma mia che festa.