Pedro ha le sopracciglia grosse e nere che incorniciano due occhi intensi. La pupilla si confonde con l'oscuro dell'iride che sbatte violentemente sul bianco nitido della cornea. Al naso un orecchino tra le narici che si appoggia sul labbro superiore. La bocca lascia scorgere l'imperfezione dei denti e il colore rosa della lingua che spesso bagna velocemente le labbra. Ha le braccia coperte di una peluria ispida, le mani sporche, le unghie rigate di nero.
Mi racconta di aver attraversato le Alpi, da solo. Come Annibale. Mi dice di avere una figlia, una bambina di pochi anni. Lui ne ha venticinque. Si siede sulla sedia vicino alla mia scrivania mentre ascolto la Callas. Mi chiede se è bella, dico di sì.
Mi spiega che sta raccogliendo mele, che dorme in strada e che il cucciolo l'ha trovato su di un cassonetto dell'immondizia.
Quando mi chiede se può dormire da noi si porta le mani dietro la testa per raccogliere i grossi dred che gli cadono sul volto. Il movimento delle braccia alza la maglietta sgualcita e scopre il ventre piatto, la spruzzata di peli che dall'ombelico si insinua sotto la vita bassa dei suoi pantaloni e il tatuaggio di una lucertola di cui posso vedere solo il corpo verdognolo e la coda arricciata. La testa sta sotto, nascosta, coperta.
Gli rispondo subito che sì, può dormire qui. Credo sia un ragazzo da scoprire!





