martedì, 30 gennaio 2007

Mentre l’ArciGay staccava dal muro la mostra che in questi giorni testimoniava la tragedia dell’”Omocausto”, due giovani vestiti di nero attraversavano il parco di Piazza Venezia diretti a colpire due ragazzi, “finocchi di merda”. A volte le parole fanno più male dei pugni, si assestano sullo stomaco e vibrano nella testa. Basta poco per essere di nuovo ridotti nel lager della discriminazione, un luogo che ogni gay ritrova nella memoria ancestrale, un ricordo nascosto che affiora nitido quando l’offesa colpisce il bersaglio. E a volte i simboli prendono la forma di una mano che ti rovescia la faccia: una svastica sul muro di una scuola che pochi giorni prima celebrava il ricordo della Shoah è sufficiente per sporcare il racconto del sacrificio di milioni di uomini e di donne
Lo sapevano che domenica si è celebrata la giornata della Memoria, che si ricordava l’atrocità della storia umana, la brutalità che ha srotolato chilometri di filo spinato attorno alla libertà e alla dignità di ebrei, di sinti e rom, di omosessuali e dissidenti politici. Coloro che due notti fa hanno picchiato e insultato due gay, quelli che a Rovereto hanno vergato una svastica sui muri della città, non hanno letto Primo Levi e Anna Frank, non conoscono approfonditamente la crudeltà della Storia e la “banalità del male”, ma i giornali li leggono, i titoli di più. Non sono organizzazioni fasciste quelle che aggrediscono e offendono, sono una cultura nuova che mette le radici nell’approssimazione di una storia nera. Sono solo il prodotto della contemporaneità: vuoti a perdere, gonfi solo delle parole che sentono qua e là, mossi delle dichiarazioni blasfeme che arrivano dallo scranno più a destra di un Consiglio Comunale o dal banchetto che raccoglie firme contro “negri” e “froci”.
Questi ragazzi normali traducono con freddezza il gelo delle idee che spesso trovano spazio nei titoli dei giornali che così illuminano il profilo lugubre dell’odio e del disprezzo; sono i figli del mancato coraggio di un sindaco che non ha abbracciato il presidente dell’ArciGay trentino quando il consigliere Giuliana lo ha definito “sporcaccione pederasta”: quel giorno avrebbe dovuto dire “io sono gay”, senza la pretesa dell’incisività del famoso “Ich bin ein Berliner”, ma con il desiderio di partecipare la sofferenza di una comunità, con l’orgoglio di riconoscere a tutti la piena cittadinanza, la totale uguaglianza, con l’intento di isolare e condannare la sporcizia delle affermazioni del consigliere di Alleanza Nazionale - Fiamma Tricolore.
Gli autori di queste azioni sono, in fondo, le braccia ignoranti di un pensiero cattivo, di una sottile ma intensa pioggia di revisionismi, di teorie crudeli che si mescolano alla vita democratica attraverso la categoria della “libertà di espressione”.
Non sarà una legge che non ci farà più sentire le oscenità di chi nega l’Olocausto, e non saranno i Pacs ad impedire che il disprezzo colpisca ancora gay e lesbiche e transessuali. Occorre esercitare ogni giorno l’antifascismo, tappando la bocca con gli argomenti della libertà a quelli che, anche con tecniche democratiche, seminano pensieri nefasti: difendendoci non solo dalle azioni eclatanti e dalle sparate più grosse, ma respingendo qualsiasi scomunica che discrimini, qualsiasi anatema che condanni la diversità, ogni parola di odio, ogni accenno di disprezzo.

Donatello Baldo
csa Bruno - Trento
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martedì, 30 gennaio 2007
Dedico questi baci a chi non li sopporta e a quelli che li riducono ad un "amore debole". Ma li regalo soprattutto a chi è capace di sciogliere nella normalità tutte le sfumature dei mille modi di amare.
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lunedì, 29 gennaio 2007
Volete sapere qual'è il guaio di questo governo? Sembra la pecora "Dolly", è nato vecchio.

Giorgio Cremaschi sul Corriere di ieri
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domenica, 28 gennaio 2007
Qui sotto la mia risposta ad un post pubblicato sul blog di Davide Martini.



    Almeno tra noi non raccontiamocela. Non utilizziamo gli esempi del malato terminale che non può vedere il compagno o dell’eredità che non viene riconosciuta all’amore di una vita per sostenere la battaglia per i Pacs. Attenti che se le argomentazioni sono queste hanno gioco facile coloro che chiedono un adattamento del codice civile, che propongono la via notarile.
Diciamoci invece che la battaglia per il Pacs è una richiesta di riconoscimento politico, di lotta contro una discriminazione, e allora approfondiamo l’approccio ideologico che si sta costruendo attorno alla redazione del testo legislativo: vale la pena accettare un compromesso su una questione di principio? Vale la pena accontentarsi di un contenitore normativo che comunque relega il rapporto omosessuale ad una affettività di serie B?
    Io non sono più convinto che la mia battaglia per il Pacs sia giusta. Ho iniziato sostenendo gli ordini del giorno nei Consigli Comunali, proponendoli come “atti simbolici” utili per fare pressione sul Legislatore, brindando per l’istituzione di registri anagrafici che rimanevano vuoti. Ora mi accorgo che in Parlamento si riduce una questione di principio ad un recinto ideologico. Continuiamo a chiamarlo Pacs, ma in Italia non sarà nemmeno somigliante a quello francese, lontanissimo dal modello spagnolo. Sarà la definizione legislativa dei diritti che ti sono negati, piuttosto che dei diritti che ti vengono riconosciuti: ti diranno che puoi, dopo tanti anni, certificare che si vive insieme, dopo altri che la tua pensione sarà reversibile e anche, forse, l’affitto di casa (privata, perché per la pubblica dovranno scrivere tonnellate di giurisprudenza le Sezioni Unite della Cassazione); la genesi di questa “regalia” avrà scritto col sangue che poi e poi mai i gay potranno avere figli, adottarli. Sarà scritto sulle "Tavole della legge" italiana che il matrimonio è quello consacrato, anche se civilmente, tra uomo e donna come Dio li creò, il simil-Pacs sarà una sottocategoria del matrimonio.
    Per questo forse non ci sto più, e vorrei che non permettessimo di legiferare ad un Parlamento che srotola ancora filo spinato, che vuole certificarci come i medici all’inizio del secolo. Vorrei che nessuno mettesse mano alla mia libertà, costringendola in una norma claustrofobia. Questo volevo dire, che un principio non si baratta, che non si media, che non si compromette. Che se l’amore che io provo verso il mio compagno è uguale a quello che prova un mio amico per la sua ragazza, io devo avere la sua stessa e identica possibilità di esprimerlo e di vederlo riconosciuto, altrimenti il mio è discriminato. È semplice, come tutti i principi.
    Non vorrei che il Pacs, ridotto e sciupato e svuotato, diventasse una pietra che schiaccia i nostri desideri.

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sabato, 27 gennaio 2007
Ho trovato questa frase in un libretto che ho letto in questi pomeriggi: "Ebreo, israeliano, sionista: concetti da precisare" di Abraham B. Yehoshua, edizioni e/o.


 [...] Bisogna opporsi al tentativo dei religiosi di definire i laici come "religiosi potenziali" o come "religiosi nel segreto del loro cuore". E' una tattica astuta , dietro la quale sta il tentativo di derubare l'uomo della sua libertà, non solo esteriore ma anche interiore. [...] Chi, attraverso questa "tecnica", vuole affermare che non ci sono [...] laici o atei ma solo diversi livelli di religiosità, deve sapere che in fondo non esiste l'uomo religioso ma solo livelli determinati, più o meno intensi, di laicità, e che i religiosi nel segreto del loro cuore non credono, ma fingono di essere credenti per per paura di esprimere esplicitamente ciò che sanno bene: che Dio non esiste. Tutti gli argomenti di questo tipo, piuttosto che mettere in evidenza la debolezza dell'interrogato, scoprono la debolezza della posizione dell'interrogante.
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categoria:polis
mercoledì, 24 gennaio 2007
"Ma che ne sai tu del culo?"
"Quel tanto che mi basta per cagare"

Mi ha risposto così Federico.
Ed è bastato questo per capire tutti i suoi limiti.
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mercoledì, 17 gennaio 2007

Forse quest’anno c’è qualche motivo in più, l’inverno non è ancora iniziato e sbocciano i fiori ed è gennaio inoltrato, ma quando li sento parlare del tempo capisco comunque che gli argomenti sono finiti. Mentre Luca ricorda che l’anno scorso a Natale era nevicato già cinque volte, Giovanni scuote la testa come per dire sì, tirando le labbra per sottolineare la drammaticità, o forse per soffocare uno sbadiglio.

“Di cosa state parlando?” – chiedo io aspettandomi una risposta sincera, guardandoli con occhi di sfida.

“Di nulla…” – rispondono all’unisono.

“No cazzo, stavate parlando del tempo, del tempo. Ditelo che parlavate del tempo.”

“Sì… beh…” – dice Luca, quasi imbarazzato.

Giovanni mi guarda, guarda Luca. Abbassa gli occhi e dice: “Scusa, ma…”

“Niente scuse. Parlavate del tempo, ditelo”

 

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categoria:abc
martedì, 16 gennaio 2007
SKA
Oggi ho imparato una parola nuova: MARISCA.
Con la K sarebbe l'ideale per il  nome di una band ska.

(è consigliato un vocabolario medico)
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sabato, 13 gennaio 2007
    Nello studio di Gabriele, di solito il sabato o la domenica, trascorro un'ora seduto sul divano. Io faccio domande e lui sapientemente risponde. Si parla di psicoanalisi e di Freud, di casi clinici e psicopatologie. Le sedute sono gratis.

guarda il documento video


    Nella vita c'è molto simbolismo [...]. Chi ha occhi per vedere e orecchi per intendere si convince che ai mortali non è possibile celare alcun segreto. Chi tace con le labbra chiacchiera con la punta delle dita, si tradisce attraverso tutti i pori.

    Sigmund Freud,
Casi Clinici, Bollati Boringhieri 1991
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venerdì, 12 gennaio 2007
Ho appena finito di leggere Goodbye Mr Socialism, l'ultimo libro-intervista di Toni Negri. A lui, al movimento moltitudinario e al Centro sociale "Bruno", dedico questa canzone di Franco Battiato (che già nel 1982 parlava di moltitudine e esodo...).

Ascolta il brano


L'esodo

Gloria in excelsis deo
Gott mit Uns
Ein Zwei Drei
prima che la terza Rivoluzione Industriale
provochi l'ultima grande esplosione nucleare
prepariamoci per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi giovani del futuro.
Fine dell'imperialismo degli invasori russi
e del colonialismo inglese e americano
prepariamoci per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi.
Nelle vie calde la temperatura s'alzerà
moltitudine, moltitudine
non si erano mai viste
code tanto grandi, tanto lunghe
tanto grandi, tanto lunghe.
Moltitudine, moltitudine
mamma mia che festa.
Gloria in excelsis deo
Gott mit Uns
Ein Zwei Drei
arriveranno da tutte le parti
dalle città, dalle campagne
dal nord (sud) dal sud (da ponente, da levante) per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi.
Nelle vie calde la temperatura si alzerà
moltitudine, moltitudine
non si erano mai viste
code tanto grandi, tanto lunghe
tanto grandi, tanto lunghe.
Moltitudine, moltitudine
mamma mia che festa.
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